libro


 

 

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Gran Loggia d’Italia
degli Antichi Liberi e Accettati Muratori
(Piazza del Gesù - Palazzo Vitelleschi)

LA MASSONERIA

NELLA GRANDE GUERRA

 

A cura di Aldo A. Mola

 

F.to 17x24, pp. 336, Euro 22,00
(Ed. 07/2016) Cod. ISBN 978-88-99376-60-4

 

IL TESTO

  Con la conflagrazione europea (luglio-agosto 1914) le Massonerie degli Stati in lotta si schierarono con i rispettivi governi. Altrettanto accadde per le altre “internazionali” (i socialisti, le chiese, compresi i cattolici, i democratici, persino i pacifisti...). In Italia le due organizzazioni massoniche, il Grande Oriente (GOI) e la Gran Loggia d’Italia (GLdI), sino ad allora avevano predicato pace e fratellanza. Dall’agosto 1914, invece, il GOI chiese la guerra contro l’impero d’Austria-Ungheria per completare il Risorgimento. Con l’intervento (24 maggio 1915) anche la GLdI condivise lealmente l’impegno per la vittoria. Ma la guerra generò il trionfo degli ideali massonici? Essa, in realtà, rafforzò correnti di pensiero e partiti ostili alla massoneria (nazionalisti, socialisti rivoluzionari, militaristi...) e aumentò il debito dello Stato nei confronti dei cattolici. Il loro consenso divenne fondamentale. Le ripercussioni della Grande Guerra sulla massoneria italiana e sui suoi rapporti con le Obbedienze degli altri Paesi sono esaminate dai saggi di Guglielmo Adilardi, Margherita Caldarelli, Mauro Carrara, André Combes, Alessandro Dondoli, GianPaolo Ferraioli, J.A. Ferrer Benimeli, Luca Fucini, Gabriele Gabricci, Giovanni Guanti, Attilio Mola, Barbara Nardacci, Valerio Perna, Luigi Pruneti, Gianni Rabbia, Aldo G. Ricci, Giorgio Sangiorgi, Vittoria Zarattini, Antonino Zarcone presentati in due Convegni della Gran Loggia d’Italia (Piombino e Roma, 2015) presieduti da Antonio Binni, Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro. Dopo quattro anni di massacri, il conflitto ebbe una conclusione militare. Molto più arduo il bilancio politico, culturale e sociale. Le ingenue, spesso artificiose, illusioni della vigilia si spensero per via. Forse avevano visto lungo i fautori della neutralità “vigile e armata”, che puntavano alla soluzione diplomatica del contenzioso tra gli Stati: l’antico sogno di Giuseppe Garibaldi.