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IL TESTO E L’AUTRICE
“Gli
uomini incontrati nel corso della mia vita erano la quintessenza dell’unico
uomo multicolore: l’uomo della strada, che, nella tenerezza dell’infanzia,
nella grazia della giovinezza, nella gravità della vecchiaia, accompagnava la
mia persona; ed era l’Altro da sé, l’Amato mai raggiunto, il Lontano, mentre
i miei pensieri – sempre colorati e verbali – muovevano i miei arti,
continuavano a pulsare nelle mie arterie, gemmavano il mio essere nell’aria o
l’oscuravano all’improvviso, quando era infetto di dolore. Ognuno di essi era
una parte di me.”
Donne in forma di fiori vivi e recisi.
Ciascuna di esse, infatti, reca il nome di un
fiore ispirato
al carattere e ai tratti della donna incontrata
nella vita dell’autrice.
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BARBARA DE MIRO D’AJETA, allieva della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha
insegnato Storia del Teatro nelle Università di Genova, Sassari, Salerno e
all’Orientale di Napoli. La sua precoce vocazione poetica, coltivata fin
dall’adolescenza, l’ha spinta a pubblicare le raccolte Qualcosa partì
dal mio cuore, C.E.S.P., Napoli-Foggia-Bari 1960, L’isola d’oro,
Gastaldi, Milano 1963, In margine, Bastogi, Foggia 1981. L’ultima
silloge, che abbraccia un arco di tempo ampio dal 1980 al 2013 è Il
gesto di Orfeo, BastogiLibri, Roma 2013. Tra le molte pubblicazioni di
critica teatrale, hanno ricevuto notevoli consensi Eduardo De Filippo.
Nu teatro antico sempre apierto, ESI, Napoli 1993, La figura della
donna nel teatro di Eduardo De Filippo, Liquori, Napoli 2002, Il
seme, il germoglio e il fiore (Pirandello fra biografia, narrativa e
teatro), Aracne, Roma 2008. Con questi Acquerelli della memoria,
di origine autobiografica, ritorna alla prosa creativa, che era presente
anche nel romanzo di fantapsicopolitica, Oblio di un pianeta, pubblicato
integralmente nella rivista diretta dal prof. Matteo Melillo “Lingua e
Storia in Puglia” n. 52 - 2020, pgg. 111-159, Leone Edizioni, Foggia 2021.
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